[Anatomia dell'esofago]

[Acalasia esofagea]

[La mia esperienza]

ATTENZIONE:
tutte le informazioni che seguono sono state liberamente tratte da testi medici
e desunte da esperienza personale, quindi si consiglia sempre e comunque
di evitare autodiagnosi e di assumere farmaci senza il controllo
e la prescrizione di un medico specializzato in gastroenterologia.
Rischierete altrimenti di peggiorare le vostre condizioni facendo tutto di testa vostra!

.
Anatomia dell'esofago e le sue funzioni

L’esofago si definisce come un tubo collassabile di circa 25-30 cm. di lunghezza che si estende dalla faringe allo stomaco, attraversa il diaframma quando passa dalla cavità toracica a quella addominale. Esso è situato prima dietro alla trachea e poi al cuore. A differenza della trachea l’esofago è, come già detto, collassabile e le sue pareti muscolari no presentano strutture cartilaginee anulari. Questa è più o meno la breve descrizione che i libri di anatomia danno riguardo questo organo, il libro da cui ho liberamente tratto queste notizie è "Fondamenti di anatomia e fisiologia dell’uomo" di C.P. Anthony e N.J. Kolthoff.

A questo punto penso sia più interessante conoscere le sue funzioni.

Quando mangiamo, il cibo passa dalla bocca nella faringe, da questa nell’esofago e infine, ma sappiamo che non finisce proprio qui, nello stomaco. Ho appena descritto i tre momenti della deglutizione. Solo il primo momento, il passaggio bocca-faringe, è volontario, cioè è un’azione frutto di una nostra decisione, le altre due sono azioni riflesse ed avvengono naturalmente dopo che il cibo è entrato nella faringe. Quest’ultima però non ha solo compiti digestivi, ma anche respiratori, è connessa con bocca ed esofago, ma anche con cavità nasali e laringe. Quando il cibo vi entra le sue pareti si contraggono, il cibo quindi teoricamente potrebbe dirigersi in ben quattro direzioni, tornare in bocca, entrare nelle cavità nasali, finire nella laringe oppure nell’esofago. Allora perché va solo in quest’ultimo sito? Semplice: tutte le altre aperture durante la deglutizione sono chiuse! Infatti la lingua si alza fino a toccare la volta palatina impedendo così il reflusso nella bocca, il palato molle si eleva ostruendo il passaggio nel naso e la laringe anche si eleva chiudendo l’apertura soprattutto grazie all’epiglottide; la laringe si alza, la base della lingua nel frattempo spinge l’epiglottide in basso sopra l’apertura faringea come un coperchio. C’è da dire, poi, che oltre a tutto questo, agisce un ulteriore riflesso: la stimolazione della mucosa della parte posteriore della bocca, della faringe e dell’apertura faringea produce non solo la contrazione riflessa che dà luogo alla seconda fase della deglutizione, ma anche una momentanea inibizione degli atti respiratori.

La stimolazione della mucosa esofagea da parte del materiale che entra in esso dalla faringe inizia i riflessi che provocano la peristalsi esofagea. Liquidi e sostanze ben masticate precipitano in basso nell’esofago fino allo sfintere cardiale per la forza di gravità e per le contrazioni delle pareti muscolari della faringe, sono poi spinti ad attraversare lo sfintere dello stomaco dalla peristalsi esofagea.

Come avrete notato ho sottolineato in rosso delle parole, DEGLUTIZIONE e PERISTALSI, questo perché essi rappresentano i processi meccanici dell’esofago. La peristalsi in particolare è costituita da onde di contrazione che spingono gli alimenti in basso lungo il canale e che sono rappresentate da anelli di contrazione che si susseguono portandosi in basso.

Probabilmente questa parte di anatomia vi ha un po’ annoiato, ma l’ho voluta inserire perché ritengo che quando abbiamo un’organo malato, l’esofago in questo caso, sia importante conoscerlo meglio nella sua forma e nelle sue funzioni.

Gli impulsi nervosi che regolano la peristalsi:
brevi cenni mirati sul sistema nervoso

 

La funzione motoria dell’esofago dipende dalla sua struttura muscolare, dall’innervazione e da fattori ormonali circolanti. La deglutizione può iniziare volontariamente od essere stimolata in via riflessa da numerose aree nel cavo orale e nel faringe. I nervi afferenti al faringe sono il GLOSSOFARINGEO ed il LARINGEO SUPERIORE. Il centro della deglutizione coordina lo svolgersi di questo meccanismo attraverso il quinto, settimo, decimo, undicesimo e dodicesimo paio di nervi cranici e mediante i neuroni motori a livello di c1-c3. L’integrità di queste strutture nervose è indispensabile per il funzionamento del cricofaringe. Come già accennato la fase faringea della deglutizione è seguita da quella esofagea, normalmente l’esofago è chiuso alla giunzione faringo-esofagea dal muscolo cricofaringeo.

 

Il terzo superiore dell’esofago è formato da una tonaca muscolare striata con uno strato esterno di fibre longitudinali ed uno interno circolare. I due terzi inferiori hanno invece una muscolatura liscia, l’esterna irregolarmente longitudinale, l’interna con fibre a disposizione circolare, a spirale ed ellittica. Nell’esofago medio troviamo il punto di transizione tra questi due tipi di muscolatura (liscia e striata). Lo sfintere esofageo superiore (S.E.S. d’ora in poi) deve la sua azione alle fibre afferenti distribuite attraverso il vago ed il ricorrente. La muscolatura liscia dell’esofago inferiore è innervata dal vago, le cui fibre pregangliari terminano in sinapsi che formano il plesso mienterico, perdonate questi termini medici ma è necessario essere precisi, le fibre pre e post gangliari sono colinergiche e quindi agiscono mediante mediatori parasimpaticomimetici, mentre la loro attività è inibita dall’atropina. L’innervazione simpatica dell’esofago esiste ma la sua funzione è poco nota.

La RIDUZIONE NUMERICA ed il danno delle CELLULE INTRAMURALI e delle FIBRE POST-GANGLIARI sono le lesioni riscontrate più comunemente nell’acalasia. Altre lesioni riscontrate sono anche ALTERAZIONI DELLE FIBRE VAGALI e RIDUZIONE NEL NUMERO DI CELLULE NEL NUCLEO MOTORE DEL VAGO.

In studi sperimentali su cani, il blocco temporaneo del nervo vago a livello cervicale abolisce le risposte dello S.E.I. (SFINTERE ESOFAGEO INFERIORE) alla distensione esofagea a qualunque livello. Questo indica che il vago è importante nel coordinare la funzione dello S.E.I.; il blocco vagale abolisce anche il tono di base dello S.E.I., suggerendo che l’integrità del vago a livello cervicale è indispensabile per mantenerne il tono, almeno nel cane.

Acalasia esofagea

L’acalasia può essere definita come una malattia di origini sconosciute caratterizzata da completa assenza di peristalsi nel corpo dell’esofago e dal mancato od incompleto rilasciamento dello sfintere esofageo inferiore. E’ un’affezione rara che si manifesta con uguale incidenza in entrambi i sessi e senza particolari predilezioni razziali. Ogni età può venire colpita; solitamente si riscontra in pazienti tra i 40 e i 60 anni anche se l’età infantile ed adolescenziale non ne sono esenti. In pochi casi è stata riscontrata in consanguinei

Le caratteristiche cliniche dell’acalasia furono descritte per primo da Thomas Willis nel 1674, egli faceva intendere che l’acalasia è fondamentalmente un’anormalità del meccanismo sfinteriale alla giunzione gastro – esofagea e che questa poteva essere causata da una neoplasia o da un disordine neurologico. Ma ripeto, a tutt’oggi nessun medico gastroenterologo sa dire con sicurezza quale sia la causa di questa malattia, almeno io non l’ho incontrato, c’è chi suppone l’ereditarietà, altri un problema congenito, ma nulla di certo.

Lesioni anatomiche nell’acalasia

Le lesioni sono localizzabili a quattro diversi livelli del sistema neuromuscolare: a) nei nuclei del tronco encefalico, dove si nota la diminuzione o l’assenza delle cellule nervose nel nucleo dorsale del vago o anche la degenerazione della porzione caudale del nucleo ambiguo come dimostrato da Kimura e da Cassella; b) nei plessi nervosi intramurali, dove si osserva una degenerazione ed una diminuzione del numero delle cellule gangliari ed una infiltrazione del plesso di Auerbach ad opera di cellule mononucleate, fino alla sua totale sostituzione con tessuto cicatriziale.

Questa alterazione può essere presente a tutti i livelli della muscolatura dell’esofago, ma è più evidente nella porzione distale, compreso lo S.E.I.; c) nelle fibre nervose vagali del plesso periesofageo, dove sono state evidenziate lesione simili alla degenerazione Walleriana, probabil- mente secondaria alla perdita delle cellule gangliari del plesso intramurale; d) nelle fibre muscolari lisce, la microscopia elettronica ha individuato tre tipi di alterazioni cellulari della muscolatura liscia, la più caratteristica: distacco dei miofilamenti dalla superficie delle membrane cellulari; in alcuni casi, inoltre, è stata notata atrofia cellulare, in altri eccezionalmente un’ipertrofia. Difficile comunque risalire alla causa di questa malattia che rimane a tutt’oggi oscura, anche se un singolo processo causale, come suggerito da Smith (virus neurotossico, processo autoimmune) potrebbe essere alla base dell’acalasia esofagea aggredendo nello stesso tempo tutte e quattro le strutture sopraccitate. Da sottolineare è anche che le caratteristiche cliniche dell’acalasia sono del tutto simili a quelle della malattia di Chagas. Questa è una malattia endemica in molte aree rurali dell’America Latina, soprattutto Brasile, ed è causata da un’infezione da TRYPONOSOMA CRUZI. Il megaesofago di Chagas costituisce una forma di "acalasia sperimentale della natura" in cui gli effetti tossici del parassita sono responsabili della denervazione dell’esofago.

I sintomi

I sintomi più frequenti sono:

> DISFAGIA (difficoltà nel deglutire che può essere più o meno grave);

> RIGURGITO (parte del cibo ingerito ritorna su).

Sono però anche altri i sintomi che non sempre sono presenti in tutti coloro che hanno questo problema:

> SINTOMI RESPIRATORI accompagnati da TOSSE;

> EPISODI RICORRENTI DI POLMONITE;

> DOLORE RETROSTERNALE;

> ODINOFAGIA (dolore nel momento della deglutizione);

> SCIALORREA (aumento della salivazione tanto da bagnare il cuscino quando si dorme);

> CALO DEL PESO CORPOREO.

Metodi diagnostici

· STUDIO RADIOLOGICO DELLA DEGLUTIZIONE CON VIDEOTAPE esame non invasivo. Di solito si esegue per primo. Il paziente a digiuno deve bere una soluzione densa (bario) in posizioni diverse, mentre il medico esegue delle lastre e controlla su un televisore la motilità dell’esofago e la sua morfologia.

· ENDOSCOPIA serve ad escludere la presenza di neoplasia (tumore), spesso è accompagnata da biopsia; si tratta di un tubicino munito di telecamera che viene inserito nella cavità orale, percorre l’esofago fino a raggiungere lo stomaco (gastroscopia). Non si fa anestesia, si prende semplicemente una pasticca per anestetizzare la cavità orale e la gola. Alcuni medici usano iniettare anche del valium, ma molti non sono d’accordo in quanto potrebbe ostacolare una giusta diagnosi. E’ un esame un po’ fastidioso, ma l’importante è rimanere tranquilli e fare respiri profondi. Un buon medico ve lo suggerirà.

· MANOMETRIA anche questa volta si tratta di un tubicino ancora più sottile di quello per la gastroscopia che però viene fatto passare da una narice, giù per la gola, esofago e stomaco. Non c’è alcun tipo di anestesia. In alcuni casi l’indagine monometrica ha permesso la precisazione della diagnosi, identificando forme inconsuete di acalasia. Anche questo è un esame fastidioso.

· PH METRIA DELLE 24 ORE sempre il tubicino che viene fatto passare dal naso fino allo stomaco, all’esterno esso è collegato con una sorta di piccola radiolina che serve a registrare nell’arco di una giornata (24 ore) se ci sono episodi di reflusso gastroesofageo e di quale entità e durata. Il paziente dovrà mangiare, bere, fumare se è fumatore, insomma comportarsi come d’abitudine. La tollerabilità del tubicino per un giorno è individuale, c’è chi sopporta di più chi meno.

Come guarire?

Purtroppo, CHI è ACALASICO LO è PER SEMPRE. Ci tengo a sottolineare questo punto ecco perché lo scrivo in stampatello. Ebbene sì, nel 2001 ancora non si sa la causa di questo problema e quindi non si conosce la soluzione definitiva. Ci sono ovviamente delle terapie, ma sono solo palliativi, aiutano a vivere meglio, a mangiare meglio, se si capita nelle mani giuste, ma non fanno guarire da questa malattia. Ci tengo a sottolineare che NON è UNA MALATTIA MORTALE e, come ho già scritto, non è molto estesa alla popolazione in confronto a molte altre malattie sicuramente più gravi, ma non si vive bene da acalasici.

Detto questo passo ad elencare tutte le terapie anche quelle che potremmo definire sperimentali:

> FOLLOW-UP TECNICA DETTA DEL PALLONCINO…

> TRATTAMENTO BOTULINICO

> INTERVENTO CHIRURGICO (IN LAPAROSCOPIA O VISIONE DIRETTA)

> VIAGRA (SPERIMENTALE)

> VARI FARMACI (NON RISOLUTIVI)

!!! ATTENZIONE AL PREPULSID, E’ CARDIOLESIVO!!!!

La mia esperienza con l’acalasia esofagea.

Mi chiamo Sabrina e ho 26 anni. La mia via crucis è cominciata quando avevo 18 anni. Era il periodo delle castagne, cibo che adoravo, e mi sono resa conto che quando le mangiavo mi si bloccavano nell’esofago all’altezza della bocca dello stomaco, avevo bisogno di bere un sorso d’acqua altrimenti non andava giù. Lì per lì non ci feci molto caso, non immaginavo di essere malata (avevo solo diciotto anni e gli ospedali non sapevo cosa fossero!), ma soprattutto non sapevo, come la maggior parte delle persone, che esistesse una malattia del genere. Immaginavo semplicemente che avessi meno saliva degli altri.

Passarono alcuni mesi e questo sintomo (disfagia) peggiorava; tutti i cibi mi si bloccavano e anche con l’acqua facevano fatica a scendere, provocandomi anche dolore mentre lo facevano (odinofagia). Sono arrivata in poco tempo a non poter deglutire con facilità neanche l’acqua. Io che amavo mangiare, ero una buongustaia, cucinavo tanti bei manicaretti, io, proprio io non riuscivo più a gustarmeli. Ogni pasto era diventato un incubo! Dopo circa sei mesi, in cui ancora vivevo nell’oblio, non sapendo cosa mi stesse accadendo (avevo fatto in una clinica privata una radiografia dell’esofago ma il radiologo non aveva notato nulla di strano, anzi mi chiese se ero fidanzata, all’epoca ero sola, e mi disse che se ne avessi trovato uno tutto mi sarebbe passato, mah!), cominciai a vomitare, ora so che il cibo molto probabilmente neanche era entrato nello stomaco e semplicemente non riuscendo a scendere tornava su. Senza parlare dei dolori retrosternali, il cuscino che bagnavo la notte, il dimagrimento che però stranamente è stato minimo, all’incirca 5 chili. Terribile! Non so quante volte ho vomitato in quei due anni, sì, sono passati due anni prima che il mio medico di famiglia indicasse a mia madre una dottoressa in gastroenterologia che era studiosa dell’esofago.

Sono andata in visita e lei mi ha prescritto degli esami da fare: Studio radiologico della deglutizione, che faceva lei stessa, gastroscopia + biopsia, manometria esofagea. Li ho fatti tutti, affrontando con l’incoscienza dei miei anni e l’ignoranza a livello medico mia e della mia famiglia tutto questo iter. Diagnosi: ACALASIA ESOFAGEA. E che caspita è? Il mio esofago presentava una stenosi (restringimento) nello sfintere esofageo inferiore (S.E.I.), assenza di peristalsi sostituita da onde anomale, infine il cardias (la valvolina che divide l’esofago dallo stomaco) non si apriva in corrispondenza del cibo che scendeva. Che bel pasticcio! Cosa fare? La dott.ssa mi disse che era necessario un intervento chirurgico, c’era la possibilità di evitarlo con la tecnica del palloncino, ma lei me la sconsigliò perché ero molto giovane e sarebbe stato pesante farlo per tutti gli anni a venire. Le chiesi se l’intervento era possibile farlo in laparoscopia, mi cominciavo ad informare un po’, ma lei mi sconsigliò anche questo perché c’era solo un medico all’epoca che la eseguiva in quell’ospedale ed era, a detta sua, ancora in fase sperimentale, cosa potevo scegliere di fronte a queste prospettive? Ho scelto l’intervento in visione diretta presso un professore, chirurgo toracico, che lei mi consigliò. PRIMO ERRORE. Quando si è stanchi perché si sta molto male, si tende a prendere in considerazione solo quello che ci viene proposto, così è successo a me, senza cercare altre soluzioni probabilmente migliori, perché si vuole guarire il prima possibile e ci si fida di chi abbiamo di fronte in quel momento, anche se non voglio mettere in dubbio la buona fede della dott.ssa.

Un chirurgo poco tempo fa mi ha detto a questo riguardo: Quando si deve decidere di fare un intervento chirurgico, bisogna vagliare bene tutto quanto, non fermarsi mai al primo medico o chirurgo che ci indica una soluzione, cercarne altre se ce ne sono e anche se dicono che non ce ne sono, constatarlo di persona. Bisogna fare come quando si va a fare shopping, non ci si ferma mai al primo negozio, se ne girano diversi per cercare il prezzo migliore, la migliore qualità del prodotto, quello che ci piace di più. A maggior ragione quando si tratta del nostro corpo e della nostra salute.

Infine ricordate che è importante che voi sappiate tutto, che il medico vi informi bene, e se non lo fa non abbiate remore nel chiedere fino a quando non sarete soddisfatti. Non fate come ho fatto io che spesso mi sono accontentata del poco che solitamente i medici dicono, purtroppo sono un po' reticenti, chissà se a volte è pura ignoranza!

Detto ciò, scusate i commenti ma sono realmente arrabbiata per tanti motivi che leggendo conoscerete anche voi, dopo tutti i controlli fatti ho contattato il suddetto professore, che sembrava avere molta esperienza per casi come il mio, me lo aveva detto la dott.ssa e anche i membri della sua équipe mi parlavano del caso di un’altra ragazza che era stata operata, pare per il mio stesso motivo, da lui. Intervento di cardiomiotomia secondo Heller con plastica antireflusso secondo Dor. La mia vita dopo questo intervento è notevolmente migliorata, potevo di nuovo mangiare, anche se dovevo stare ben dritta e mi è stato raccomandato di mangiare poco e spesso e di masticare bene; A pochi mesi dall’intervento, però, avevo ancora, sporadicamente, dolori retrosternali che mi passavano se mettevo un cuscino alto all’altezza delle scapole costringendo la schiena ad inarcarsi. Inoltre dopo i pasti mi sentivo talmente piena che dovevo distendermi per pochi minuti altrimenti mi veniva una nausea molto forte. Mi lamentavo con la mia famiglia di questi disturbi, quindi sono tornata dalla dott.ssa, la quale mi ha detto che i dolori e la sensazione di pienezza me li dovevo tenere in quanto non esisteva rimedio, in fin dei conti dopo un intervento non si ritorna mai come prima, poi non avevo peristalsi quindi era normale che avessi bisogno sempre anche solo di un sorso d’acqua per mandare giù il boccone. Lì per lì accettai la sentenza, però mi sembrava impossibile che dopo un intervento dovessi avere ancora dei fastidi, beata ingenuità, così circa due anni dopo il primo intervento andai a parlare con un altro chirurgo presentatomi molto bene da una dott.ssa di nostra conoscenza. Parlai con lui il quale mi propose di ricoverarmi per due, tre giorni per controlli. In quell’ospedale ci sono stata circa un mese dopo aver subito un secondo intervento sempre all’esofago. Incredibile, vero? Rileggete la parte scritta in rosso, ora la capirete meglio.

Perché mi sono nuovamente operata? Perché il suddetto chirurgo, insieme al dottore che mi fece in quell’ospedale la ph metria delle 24 ore, diceva che avevo l’acalasia (Ma va?). Premetto che io ho sempre ribadito che mangiavo tutto e che avevo solo bisogno di un sorso d’acqua e loro non so il motivo, hanno scritto sulla cartella clinica che soffrivo di disfagia severa ( non deglutire né solidi né liquidi); Quando poi ho chiesto al chirurgo se l’intervento era proprio necessario, dato che io comunque riuscivo a mangiare, lui mi ha risposto:" Vuoi tornare come stavi prima?" mia risposta "Sarebbe possibile?" Sua risposta "Certo!". Ero terrorizzata all’idea di ripiombare in quell’incubo!

Inoltre sempre il chirurgo mi disse che mi operava comunque in base alla ph metria, ma quando poi ho potuto leggerla ed avevo un po’ di senno in più, mi sono resa conto che al limite proprio quella avrebbe dovuto farlo desistere, gli episodi di reflusso sono praticamente assenti! L’acalasia ce l’avevo, e ce l’ho ancora , certo! Acalasici si rimane per sempre! E mi sono operata.

Dopo un anno da questo intervento ho avuto un episodio di sub-occlusione intestinale, ricovero di tre giorni nello stesso ospedale. Volevano operarmi per viscerolisi, ho rifiutato, firmato e sono uscita.

Dopo un altro anno seconda sub-occlusione, mi trovavo a Mantova, purtroppo però per la mia mania di non disturbare mi sono tenuta i dolori fortissimi per nove ore, tutta la notte, e mi si sono alzati i livelli del fegato e soprattutto il ck, dopo i controlli del caso non ho voluto ricoverarmi e sono tornata di corsa a Roma, in visita da un chirurgo che conosce il mio compagno, ormai ero canalizzata e mi ha consigliato di temporeggiare. Il primo chirurgo che non vuole subito tagliuzzarti! Non a caso è lui che mi ha consigliato di non fermarsi al primo che propone una soluzione.

Dopo sei mesi altra sub- occlusione, ormai era chiaro che la situazione era irrisolvibile, dovevo nuovamente rioperarmi. Ho cambiato reparto tre volte, perché dal pronto soccorso mi avevano mandato nel reparto di un chirurgo che non conoscevo e non era una gran cima nella sua professione. Sono passata al reparto del saggio chirurgo, ma volevo operarmi in laparoscopia se era possibile, ma lui non faceva questo tipo di interventi. Dopo quasi un mese, grazie all’aiuto e alle insistenze del mio compagno che lavora in quell’ospedale, superando gli evidenti problemi politici e di semplice organizzazione, sono riuscita ad entrare nel reparto del più bravo chirurgo laparoscopico italiano.

Durante l’intervento, a cui ha assistito anche il mio compagno che poi mi ha raccontato tutto, oltre a varie aderenze, sono state trovate delle anse intestinali che erano praticamente intrecciate fra loro, c’è stato il pericolo di bucare l’intestino, ma il professore è riuscito ad evitare il peggio, meglio per me! Dopo l’intervento ho avuto un ascesso, o qualcosa del genere, praticamente del sangue dal buchetto inguinale era sceso fino al pube, dolore e enorme gonfiore, spesso in laparoscopia non mettono drenaggio e queste cose a volte possono capitare, e ti pareva?! Mi hanno dato un antinfiammatorio che però mi ha dato una reazione di intolleranza: non riuscivo a respirare, mi si era gonfiato il palato, ho chiesto aiuto alle infermiere di turno, ma mi hanno detto che io ero agitata e mi volevano dare un lexotan, un calmante, non l’ho voluto. Quelle due sono due assassine, il medico di guardia non l’hanno chiamato, per fortuna era un intolleranza e non una vera e propria allergia, altrimenti mi avrebbero trovata morta stecchita nel letto senza che si accorgessero di nulla tanto erano impegnate a parlare dei loro problemi con gli uomini!

Ora (marzo 2001) sono circa 10 mesi dall’ultimo intervento, la mia vita non è tranquillissima, ho sempre il timore che mi faccia male qualche parte dell’apparato digerente, vado molto facilmente a diarrea, scusate la schiettezza, e poche settimane fa ho avuto dei dolori fortissimi allo stomaco simili a quelli che avevo per le sub-occlusioni. E’ passato con antidolorifico, agopuntura e moxibustione, una sorta di sigaro che bruciando emana calore e viene fatto passare sulla zona dolorante, ad una certa distanza ovviamente, quindi ho fatto altri controlli (Studio ecografico delle anse intestinali e studio ecografico dello svuotamento gastrico), il primo non ha mostrato nulla di anomalo, il secondo, che ho fatto in quanto ho sempre dei residui di cibo nello stomaco, ancora non ho ritirato la risposta.

A questo punto posso dire che il mio incubo continua ora in forme diverse, mi dicono i medici che sono stata sfortunata, io dico che ho incontrato le persone sbagliate, che mi hanno fatto andare verso scelte sbagliate. Ecco perché ho creato questa pagina prettamente informativa ed ecco perché sto cercando di creare una vera e propria associazione che possa aiutare anche a prendere decisioni importanti senza fretta e consapevolmente, c’è sempre, o quasi, qualcosa di meglio da scegliere per la salute del nostro corpo. L’intervento, se necessario, si deve fare, ma ricordate che dopo non si ritorna mai come quando si era perfettamente sani!

Se vuoi contattarmi inviami un messaggio all'idirizzo e-mail sabrina402@supereva.it


Escati Free Counter
You are Visitor No:

Powered by ''Romanelmondo''